Nocturne des Galeries: Ilya Kabakov e Irving Penn alla Galerie Thaddaeus Ropac

Come anticipato nel precedente post, la scorsa settimana a Parigi è stata segnata da una costellazione di eventi culturali che ruotavano tutti intorno alla FIAC (Foire Internationale d’Art Contemporain): giovedì 19 ottobre, in occasione della Nocturne des Galeries, numerose gallerie parigine, in via del tutto eccezionale, sono rimaste aperte dalle 18 alle 22.
Per farvi un’idea del gran numero di gallerie aderenti all’iniziativa, potete dare un’occhiata a questa mappa ed essendo assolutamente impossibile riuscire a visitarle tutte in una sola serata, ho selezionato alcune di quelle del Marais, uno dei quartieri culturalmente più vivaci della capitale francese.
In particolare, vorrei focalizzare l’attenzione sulla Galerie Thaddaeus Ropac (7 Rue Debelleyme, 75003 Paris), che nella stessa serata di giovedì ha ospitato ben due vernissage di altissimo livello.

Ilya Kabakov – New Paintings (19 ottobre 2017 – 6 gennaio 2018)
Ilya Kabakov è uno dei principali artisti concettuali viventi dell’ex Unione Sovietica, il curatore della mostra, Robert Storr, lo ha definito “uno dei più grandi narratori della nostra epoca”. L’esposizione presenta al pubblico per la prima volta tre serie di dipinti, realizzati tra il 2014 e il 2016, che riflettono la complessa relazione dell’artista con il passato e con il concetto di memoria, sia personale che collettiva.

La serie Two Times (2014 – 2016) insiste sulla complessa relazione, all’interno della stessa tela, di due tempi molto diversi. I dipinti sono riproduzioni di celebri opere del XVII secolo, come La sepoltura di Santa Lucia (1608) di Caravaggio, su cui si stagliano frammenti di raffigurazioni tratte dall’immaginario sovietico: immagini di felicità, progresso e armonia, messaggi di una propaganda stereotipata che, dopo il collasso del blocco sovietico, hanno rivelato la loro natura ingannevole.

homothetic
Two Times Nr. 34, 2016

C’è un’ambiguità di fondo sulla natura di questi “ritagli”, tra l’affiche e il decollage: sono stralci di manifesti visionari che, nella loro frammentarietà, si innestano prepotentemente sui dipinti storici o sono piuttosto il sostrato utopico che riemerge, come un pensiero dimenticato, quando la patina della storia viene strappata via?Kabakov ragiona proprio sulla complessità dello spazio mentale, in cui memoria personale e collettiva sono indissolubilmente legati e in cui anche i ricordi apparentemente seppelliti riaffiorano alla minima sollecitazione.

In the Right Direction Nr. 4 (2014) appartiene alla seconda serie: nel dipinto sono rappresentate quattro diverse scene ritagliate e arrangiate in sequenza, permeate da un’atmosfera di apparente felicità e spensieratezza, in cui risuona l’inganno dell’ideale utopico.

ilya-kabakov-in-the-right-direction-4.jpeg
In the Right Direction Nr. 4, 2014

La serie The Flying Painting During the Temporary Loss of Eyesight (2015) combina motivi astratti e soggetti urbani, dialogando più esplicitamente con la pittura concettuale: qui l’artista cerca meticolosamente di creare una realtà migliore. I puntini che scandiscono la superficie dei dipinti sono una sorta di citazione di alcuni lavori precedenti, in cui Kabakov ha aggiunto delle vere carte di caramelle per simboleggiare la dolcezza. Elemento astrattizzante, i puntini unificano lo spazio della rappresentazione, creando un reticolato, una lente attraverso cui osservare il paesaggio urbano della città ideale.

homothetic-1.jpeg
The Flying Painting During the Temporary Loss of Eyesight Nr. 7, 2015

 

Irving Penn – The Flavour of France (19 ottobre 2017 – 6 gennaio 2018)
In occasione della celebrazione del centenario del fotografo, la Galerie Thaddaeus Ropac ospita questa esposizione, che coincide con la grande retrospettiva organizzata dal Grand Palais (dal 21 settembre 2017 al 29 gennaio 2018). La mostra espone tre delle serie più importanti dell’artista, i Ritratti di artisti, i Nudi, i Piccoli Mestieri: realizzate tra il 1947 e il 1950, ciascuna esplora, a suo modo, il legame di Irving Penn con la Francia.

Ritratti, Parigi – New York, 1947-1950: le fotografie di Penn si distinguono per l’eleganza della composizione e la profondità psicologica che riesce a cogliere nei suoi soggetti. I primi ritratti vengono realizzati per Vogue e a partire dal 1947 Penn inizia a fotografare i suoi modelli collocandoli nell’angolo stretto formato da due pannelli: lo sfondo neutro annulla ogni possibile lettura narrativa e focalizza l’attenzione sull’interiorità del protagonista che, messo spalle al muro, è costretto ad abbassare la guardia e a lasciarsi scrutare dall’obbiettivo. In questo scatto Penn immortala  Marcel Duchamp, che rivolge al fotografo uno sguardo enigmatico, un impercettibile accenno di sorriso.

Irving-Penn-Marcel-Duchamp-1948.jpg
Marcel Duchamp, New York, 1948


Nudi, New York, 1950
: in parallelo ai suoi lavori per Vogue, Penn inizia un progetto indipendente, che consiste nel fotografare corpi femminili in maniera del tutto inedita. Libero da esigenze commerciali, sceglie delle modelle con dei corpi molto lontani dai canoni delle riviste di moda: il corpo, spesso troncato, deformato, appare come una forma astratta. Le linee morbide e la grande qualità plastica, conferita dal sapiente bilanciamento del chiaroscuro, avvicinano queste fotografie alla scultura, riecheggiando a mio avviso le forme primordiali di Henry Moore.

large.jpg
Nude No. 62New York, 1949-1950 ca.

Piccoli Mestieri, Parigi, 1950: nel luglio del 1950 Penn ritorna a Parigi per fotografare le collezioni di haute-couture per Vogue e nel frattempo inizia la nuova serie dedicata ai piccoli mestieri, influenzato dai ritratti di Eugène Aget e dall’opera di Walker Evans.

25ba2abd5f843e511ee05ac964b95c86--irving-penn-portrait-photos-vintage.jpg
I macellai, Parigi, 1950

Come per la serie dei Ritratti di artisti, sceglie di isolare i suoi soggetti in uno spazio neutro: i lavoratori posano davanti all’obbiettivo soltanto con i loro strumenti di lavoro e l’assenza di elementi estranei conferisce a questi ritratti una qualità di iconicità, quasi di eternità. La serie viene proseguita anche a Londra e a New York e diventa una sorta di manifesto programmatico dell’opera di Penn, secondo il quale «il fotografo moderno dedica sempre la stessa attenzione al suo soggetto, qualunque esso sia, ed è sempre in grado di trovare qualcosa di sé nel suo soggetto e viceversa».

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: